Rezension über:

Érasme de Rotterdam: La Formation du prince chrétien. Institutio principis christiani. Édition de Mario Turchetti (= Textes de la Renaissance; 202), Paris: Classiques Garnier 2015, 448 S., ISBN 978-2-8124-4997-0, EUR 34,00
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Rezension von:
Angela De Benedictis
Università di Bologna
Redaktionelle Betreuung:
Sebastian Becker
Empfohlene Zitierweise:
Angela De Benedictis: Rezension von: Érasme de Rotterdam: La Formation du prince chrétien. Institutio principis christiani. Édition de Mario Turchetti, Paris: Classiques Garnier 2015, in: sehepunkte 16 (2016), Nr. 9 [15.09.2016], URL: http://www.sehepunkte.de
/2016/09/28253.html


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Érasme de Rotterdam: La Formation du prince chrétien

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Non vi è dubbio che gli eventi e i problemi del tempo presente rendano sempre di stringente attualità l'opera di Erasmo da Rotterdam. Ne è prova l'attenzione che in Italia, ad esempio, è dedicata a suoi temi e a suoi specifici scritti anche nelle pagine culturali della stampa quotidiana. Si rimanda a due articoli che in questo anno 2016 hanno recentemente recensito la prima edizione moderna in italiano di una predica erasmiana composta nel 1524, il Sermone sull'immensa misericordia di Dio (la cui prima versione italiana risaliva al 1542), curata dal giovane studioso Pasquale Terracciano per le Edizioni della Normale di Pisa.

Del tutto benvenuta è, quindi, la prima traduzione integrale in francese della Institutio principis christiani, anch'essa pubblicata a distanza di secoli dalla precedente, uscita in forma ridotta nel 1546. L'opera uscita dalla stamperia di Johann Froben, a Basilea, alla metà di giugno del 1516 (ricorre quindi il cinquecentenario), era dedicata all'allora principe Carlo, che l'anno prima aveva assunto il governo dei Paesi Bassi e si sapeva già allora molto probabilmente destinato a diventare imperatore. Lo diventò, in effetti, nel 1519, e fu Carlo V. Ma al principe Carlo di cui poi Erasmo sarebbe diventato, poco dopo, precettore, il già notissimo umanista si rivolgeva, per educarlo cristianamente, presentandogli il modello di una monarchia tutt'altro che universale. Quel modello, infatti, conduceva per Erasmo necessariamente alla guerra. E la sua avversione per la guerra Erasmo la aveva già espressa molto chiaramente.

L'arte della pace e il rifiuto della guerra sono, infatti, al centro della educazione di un principe cristiano come Carlo. Nell'opera erasmiana del 1516 vi sono dedicati rispettivamente il terzo e l'undicesimo capitolo (l'ultimo). Gli altri capitoli riguardano la nascita e l'educazione del principe; la necessità di fuggire ogni forma di adulazione; il problema della imposizione fiscale; la generosità del principe; l'attività legislatrice; le magistrature e gli uffici che devono affiancare il principe nell'attività di governo; i trattati e le alleanze con altri principi; le alleanze matrimoniali; le occupazioni del principe in tempo di pace.

Traduttore e commentatore della attuale edizione francese della Institutio, nonché autore della corposa e densa introduzione di circa cento pagine è lo studioso Mario Turchetti, italiano per nascita e formazione, ora professore emerito presso l'università di Fribourg / Freiburg, dove per molti anni ha insegnato storia del pensiero politico e storia moderna. Per il suo percorso di ricerca e per le tematiche di cui si è occupato Turchetti vanta una consistente familiarità con il pensiero di Erasmo. A parte numerosi saggi, bisogna ricordare almeno due sue poderose monografie: Concordia o tolleranza? Francois Bauduin (1520-1573) e i "Moyenneurs" (Milano 1984) e Tyrannie et tyrannicide de l'antiquité à nos jours (Paris 2001).

Tanto concordia / tolleranza quanto tirannide sono anche, e non a caso, questioni centrali nella introduzione di Turchetti al "piccolo trattato", allo "specchio del sovrano" che costituisce un vero e proprio "progetto politico" (19). Tutta la prima lunga parte della introduzione (19-70) è dedicata alla concezione che Erasmo aveva della pace nel 1516, nell'Europa per la supremazia sulla quale si combattevano quelle guerre d'Italia che l'umanista aveva anche direttamente osservato. Basandosi anche sull'interpretazione di un noto studioso erasmiano come Jean-Claude Margolin, Turchetti ripercorre la riflessione di Erasmo su come la religione concorra a produrre la guerra, su come la scienza aristotelica e il diritto operino per la guerra. Presenta poi una sintesi delle concezioni sulla "guerra giusta" tra antichità e prima età moderna, prima di analizzare tre vie della pace pensate nel corso di un settantennio circa riguardo la crociata contro i Turchi, dopo la caduta di Costantinopoli del 1453: la pace tra cristiani ipotizzata tra il papato di Niccolò V e quello di Pio II; il progetto di pace universale formulato da Niccolò Cusano con il De pace fidei del 1453; infine la terza via della pace, quella pensata dallo stesso Erasmo per la conversione dei Turchi tramite la pietà cristiana. Un pacifismo integrale con una eccezione, come dice efficacemente Turchetti (36).

Nella seconda breve parte della introduzione (70-79) Turchetti affronta il problema del ruolo del principe per Erasmo, collocandolo all'interno della trasformazione del genere letterario degli specula principis, e vedendo l'importanza di Isocrate per Erasmo, soprattutto per quanto concerne la storia nella formazione del principe. La terza e ultima parte dell'introduzione (79-110) è costituita da una serie di osservazioni su alcuni dei temi principali dello speculum erasmiano: scienza, sapienza, saggezza; elezione o successione ereditaria; formare il principe all'"amore di Cristo"; il principe immagine di Dio; il sole, immagine della potenza divina; la luce e il "verbum"; il corpo e l'anima; microcosmo e macrocosmo; "spiritus, animus, anima" in Marsilio da Padova; un raffronto tra Tommaso d'Aquino, Marsilio e Erasmo; tirannide e libertà; libertà e consenso popolare; finanza e giustizia; la moneta e le sue variazioni; il principe e i beni dei suoi sudditi; il rapporto tra Stato e principe, confrontato con le successive posizioni di Theodoro di Beza e delle "Vindiciae contra tyrannos".

Questa introduzione corposa e densa certamente offre punti di vista nuovi sullo scritto di Erasmo, anche rispetto alle precedenti edizioni e traduzioni novecentesche che più specificamente sono tenute in considerazione: quella curata da Otto Herding all'interno del volume 4.1. (1974) dell'Opera omnia [1] ora in catalogo presso l'editore Brill, e quella in italiano curata da Margherita Isnardi Parente nel 1977. [2] Se il riconoscimento dell'ispirazione platonica e ciceroniana, in quanto umanistica, sullo scritto di Erasmo appartiene alle interpretazioni consolidate, l'introduzione e il commento di Turchetti presentano, tra l'altro, una fonte per il pensiero di Erasmo finora non valorizzata: Niccolò Cusano. In questo senso la attuale edizione francese della Institutio erasmiana può certamente aprire nuove vie di indagine, come lo stesso curatore rivendica. Proprio per questo colpisce la mancanza di alcuni confronti con altri commenti a edizioni di altre opere di Erasmo sulla guerra (il tema indubbiamente più elaborato da Turchetti), come quelli di Silvana Seidel Menchi sui due Adagia Dulce bellum inexpertis e Scarabeus [3], nonché sullo Iulius exclusus e coelis. [4] E ancora di più colpisce la mancata argomentazione sull'invito esplicito a non avvicinare il pensiero di Erasmo a quello di Machiavelli.

Scrive Turchetti (20): "Un lettore che intenda studiare queste opere [Dulce bellum inexpertis, Scarabeus, Institutio, Querela Pacis] - l'Institutio in particolare - nel rispetto del senso storico e con la preoccupazione di comprendere il pensiero dell'autore, deve evitare due insidie: da una parte la tentazione di collegare in qualsiasi modo questo testo alla riforma luterana che è vicina, ma ancora assente dall'universo erasmiano; dall'altra, la tentazione di avvicinare il pensiero di Erasmo a quello di Machiavelli. Quest' ultimo ha certamente già redatto Il Principe, ma non lo ha ancora pubblicato. Questa opera sembra allora sconosciuta all'umanista olandese e assente dal suo mondo intellettuale".

Come esempi negativi di tentazione da evitare a proposito di Erasmo-Machiavelli, Turchetti menziona la edizione inglese della Institutio del 1997 presso i 'Cambridge Texts in the History of Political Thought' e anche una edizione italiana recente curata da Davide Canfora. [5] In entrambi i casi per Turchetti "à aucun moment le lecteur n'est prévenu sur le fait que chacun des deux auteurs ignorait l'œuvre de l'autre (au moment de leurs compositions respectives, en tout cas)" (20, nota 1). Questa affermazione, in specifico, crea qualche problema, e proprio riguardo il metodo. È noto, infatti, da tempo che la composizione de Il Principe di Machiavelli può avere avuto diverse redazioni tra quella iniziale della fine del 1513 e quelle successive che, comunque, circolarono manoscritte prima della prima edizione a stampa postuma. Di questo percorso dà conto l'articolato confronto Erasmo-Machiavelli di Canfora nella sua introduzione (XIV-XXV), che Turchetti espressamente cita. Ciò che in quel confronto viene ipotizzato non è la possibilità che Erasmo abbia letto Machiavelli, ma che - al contrario - Machiavelli possa avere letto la Institutio erasmiana prima di una delle diverse aggiunte apportate all'iniziale testo de Il Principe. L'ipotesi di Canfora viene argomentata soprattutto in base al capitolo XV, quello in cui - in estrema sintesi - Machiavelli contrappone il suo principe realistico a quelli immaginati. Dove l'immaginato potrebbe essere proprio il vicino principe erasmiano. Se si vogliono affrontare problemi di metodo, come vuole fare Turchetti, sarebbe dunque consigliabile dedicare maggiore spazio a quelli che si ritengono errati, magari presentandoli nei loro termini completi. Se di problemi di metodo si tratta.


Note:

[1] Opera omnia Desiderii Erasmi Roterodami. Recognita et adnotatione critica instructa notisque illustrata, 4.1, Amsterdam 1974.

[2] L'educazione del principe cristiano, traduzione, introduzione e note a cura di Margherita Isnardi Parente, Napoli 1977.

[3] Adagia. Sei saggi politici in forma di proverbi, a cura di Silvana Seidel Menchi, Torino 1980.

[4] Giulio, a cura di Silvana Seidel Menchi, Torino 2014 (ma già prima, come Iulius exclusus, nel volume I-8 dell'Opera omnia, Leiden / Boston 2012).

[5] L'educazione del principe cristiano, a cura di Davide Canfora, Bari 2009.

Angela De Benedictis