Rezension über:

Giovanna Murano (a cura di): Autographa. I.2 Giuristi, giudici e notai (sec. XII-XV), Imola: Editrice La Mandragora 2016, XIV + 294 S., 88 s/w-Abb., ISBN 978-88-7586-478-1, EUR 70,00
Inhaltsverzeichnis dieses Buches
Buch im KVK suchen

Rezension von:
Christian Zendri
Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Trento
Redaktionelle Betreuung:
Ralf Lützelschwab
Empfohlene Zitierweise:
Christian Zendri: Rezension von: Giovanna Murano (a cura di): Autographa. I.2 Giuristi, giudici e notai (sec. XII-XV), Imola: Editrice La Mandragora 2016, in: sehepunkte 17 (2017), Nr. 9 [15.09.2017], URL: http://www.sehepunkte.de
/2017/09/28967.html


Bitte geben Sie beim Zitieren dieser Rezension die exakte URL und das Datum Ihres Besuchs dieser Online-Adresse an.

Giovanna Murano (a cura di): Autographa

Textgröße: A A A

Da una quindicina d'anni nella storiografia giuridica assistiamo a un moltiplicarsi di iniziative di tipo biografico. Non è una novità. L'interesse per la scienza del diritto non può che portare con sé l'interesse per i giuristi che di quella scienza furono i cultori. Ciò è vero fin dall'età intermedia, e i casi di Baldo degli Ubaldi e del Diplovatazio, che Andrea Padovani ricorda nella sua introduzione a questo secondo volume di Autographa, sono solo i più celebri. Non casualmente, poi, la Geschichte des Römischen Rechts im Mittelalter è provvida di informazioni biografiche sui giuristi, come pure gli studi successivi, da Schulte a Stintzing, da Kuttner a Calasso, a Maffei e ai rispettivi allievi.

Tuttavia, occorre anche osservare alcune peculiarità emerse negli ultimi anni, ad esempio il carattere ampiamente sovranazionale delle imprese biografiche, come anche la fioritura di biografie generali di ambito esclusivamente giuridico: abbiamo perciò opere che, anche quando non pretendano di raccogliere le biografie di tutti i (principali) giuristi della tradizione occidentale, e forse nemmeno di tutti i (principali) giuristi "nazionali", tuttavia cercano almeno di collazionare un numero importante di studi biografici, nelle forme, in sostanza, del dizionario.

D'altra parte si tratta di repertori specialistici e specializzati, nel senso che riguardano solo i giuristi (comunque definiti). Naturalmente i lunghissimi tempi di conclusione di imprese più generali e monumentali (come il Dizionario Biografico degli Italiani) hanno reso urgente pensare a lavori sempre di grande mole ma più specifici, come il recentissimo Dizionario Biografico dei Giuristi Italiani (XII-XX secolo). Nondimeno, però, attraverso questi strumenti la scienza giuridica, e più in generale la tradizione giuridica occidentale, almeno quella, per così dire, continentale, sembrano appartarsi dalla tradizione, dalla scienza, dalla letteratura, dalla cultura occidentali tout-court: la tradizione giuridica ha i suoi testi, i suoi problemi, le sue dottrine, i suoi autori e ora anche le relative raccolte biografiche. Tutto sommato, mi pare si rischi un passo indietro a paragone delle storie della letteratura e dei lessici degli autori fino al XVIII secolo, che sovente vedevano gli uni accanto agli altri giuristi e non giuristi, nella convinzione che la letteratura giuridica, e la sua storia, siano solo capitoli speciali della storia della letteratura e della letteratura, senza altra specificazione.

Da questo punto di vista, credo che possiamo a buon diritto parlare di un impoverimento della nostra tradizione, soprattutto non giuridica. Beninteso, le meritorie imprese storico-biografiche su accennate non ne sono la causa. Sono, però, il sintomo di un processo di progressivo estraniamento della tradizione giuridica dal resto della tradizione occidentale, e forse più della tradizione occidentale dalla sua incarnazione giuridica. In ogni caso, mi pare siano un altro segnale di una crisi, quella della tradizione giuridica occidentale, che è anzitutto crisi di comprensione e di comprensibilità, di relazione e dialettica culturale, con una progressiva tendenza all'autoreferenzialità del diritto, e alla rinuncia al dialogo fra giuristi e non giuristi.

Occorre aggiungere però che queste opere biografiche (e, naturalmente, quella che qui si discute) sono anche un tentativo di mantenere vivo il dialogo, presentando la storia della tradizione giuridica con un linguaggio, quello della biografia, che è il linguaggio di un genere letterario non specificamente giuridico, ma genericamente storico. Ben venga quindi lo sforzo coordinato da Giovanna Murano (autrice anche di molte schede), che si segnala per molti meriti, e fra questi, almeno a mio giudizio, per aver scelto, al di là di qualsiasi pretesa di completezza, di raccogliere non solo le biografie degli autori grandissimi, ma anche di personalità di minore rilievo, che però risultano non meno significative, e che comunque hanno intessuto la storia della tradizione giuridica. Così, accanto a Guglielmo Durante e Alberico da Rosciate non sfigura, ad esempio, Nello da San Gimignano. Non meno importante è lo spazio riservato alla tradizione manoscritta e agli autografi: uno strumento interessante per ulteriori ricerche, che certamente in futuro potrà agevolare, ad esempio, il riconoscimento della mano d'autore in manoscritti altrimenti non attribuibili.

Venendo al concreto, il volume di Autographa si apre con una scheda dedicata a Irnerio, opera di Ennio Cortese che ripubblica qui il suo recente lavoro per il Dizionario Biografico dei Giuristi Italiani. Questo scritto è arricchito dalla riproduzione di alcuni autografi, e da una scheda, firmata da Giovanna Murano, in cui sono censiti gli autografi noti, compresi quelli andati perduti.

Interessante è anche l'estesa biografia che la stessa Murano dedica a Dino del Mugello. Lo spessore del giurista lo merita, e l'ampia ricognizione dei manoscritti risulta stimolante: ampio spazio così è dedicato al suo magistero, di cui si avvalse Cino da Pistoia, e che si colloca in un momento importante della via che conduce al Commento, in cui a Dino toccò il difficile compito di fare propria la lezione della Glossa, e di andare oltre. Notevole è l'abitudine di Dino di ritornare a più riprese sugli stessi luoghi del Corpus Iuris Civilis modificando se del caso i pareri espressi in precedenza. Anche in questo caso, gli autografi riprodotti aggiungono ben più che una nota curiosa, contribuendo a chiarire anche la genesi delle opere di Dino poi passate alle stampe (in particolare i consilia).

Molte altre osservazioni potrebbero essere fatte, in relazione a tutte le schede biografiche raccolte in Autographa. Ragioni di spazio lo rendono impossibile. Vale la pena però, in conclusione, osservare che gli obiettivi che l'opera si era proposta, e di cui si è discusso in apertura, sembrano ampiamente raggiunti. Un'osservazione: il riferimento insistito a manoscritti e autografi offre senza dubbio l'occasione di tracciare non solo la biografia del giurista e di recensire le sue opere, ma anche di guardare oltre, alla circolazione a stampa che dai manoscritti si sviluppò, e quindi alla fortuna dei giuristi. Questo però non basta, perché non si tratta soltanto della fortuna di un autore o delle sue opere, ma degli effetti che tutto ciò ebbe sulla tradizione giuridica. Tale aspetto non è stato, forse, sottolineato a sufficienza. Così, nella biografia di Oldrado da Ponte, la Murano mostra di avere conoscenza del ruolo che i consilia dello stesso Oldrado (o meglio la loro edizione a stampa) ebbero nelle polemiche seguite ai processi contro gli ebrei trentini relativi al disgraziato caso del Simonino (1475-1478). Rinuncia però ad approfondire la questione, che se certo non riguarda direttamente Oldrado, lo riguarda tuttavia indirettamente, e forse avrebbe meritato qualche attenzione in più. Occorre però ammettere che ciò che manca non cancella il valore di ciò che, invece, c'è: e questo è quello che conta.

Christian Zendri