Rezension über:

Cinzia Arruzza / Dmitri Nikulin (eds.): Philosophy and Political Power in Antiquity (= Studies in Moral Philosophy; Vol. 10), Leiden / Boston: Brill 2016, VIII + 183 S., ISBN 978-90-04-32461-9, EUR 109,00
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Rezension von:
Mauro Bonazzi
Università degli Studi di Milano
Redaktionelle Betreuung:
Matthias Haake
Empfohlene Zitierweise:
Mauro Bonazzi: Rezension von: Cinzia Arruzza / Dmitri Nikulin (eds.): Philosophy and Political Power in Antiquity, Leiden / Boston: Brill 2016, in: sehepunkte 17 (2017), Nr. 9 [15.09.2017], URL: http://www.sehepunkte.de
/2017/09/29356.html


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Cinzia Arruzza / Dmitri Nikulin (eds.): Philosophy and Political Power in Antiquity

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La relazione tra filosofia e politica costituisce uno snodo di fondamentale importanza nel mondo antico. Una raccolta di studi come quella recentemente pubblicata da Cinzia Arruzza e Dimitri Nikulin è dunque benvenuta, nella misura in cui ci permette di chiarire alcuni tra i molti problemi in discussione, approfondendo le nostre conoscenze. Scritti da specialisti riconosciuti, i saggi coprono quasi tutti gli autori e i periodi, dai sofisti ai neoplatonici, con un'unica e significativa assenza: in un volume dedicato a questo tema stupisce l'assenza di una trattazione espressamente dedicata a Socrate, che di fatto costituisce l'emblema del rapporto tormentato tra filosofia e potere politico.

Il lavoro di G. Giorgini, che apre il volume, sottolinea in modo convincente l'importanza della tematica politica nella riflessione dei sofisti, in opposizione alla tendenza più in voga in questi ultimi tempi che privilegia invece l'interesse per la retorica e le tecniche argomentative. Indubbiamente l'analisi del linguaggio in tutte le sue manifestazioni costituì un tema di riflessione centrale per i sofisti: ma non meno vero è che questa analisi è poi spesso finalizzata alla trattazione di problemi specificamente politici (dalla giustizia all'uguaglianza). I due saggi successivi sono dedicati a Platone. Prendendo spunto dall'opposizione tra lupi e cani (una metafora molto presente nei dialoghi) C. Arruzza difende in modo convincente la tesi di un'identificazione tra la natura filosofica corrotta del sesto libro della Repubblica e l'uomo tirannico dell'ottavo e nono libro: il tiranno della Repubblica altro non è che un filosofo degenerato - un filosofo, in altre parole, il cui eros non si rivolge più al bene ma agli oggetti desiderati dalla parte concupiscibile. Resta da chiarire, in questa interessante analisi, come una simile politicizzazione di eros possa essere resa compatibile con le discussioni del Simposio e del Fedro.

Che le idee occupino un posto importante nella filosofia di Platone è un fatto scontato. Ma quale sia di preciso il loro ruolo nel contesto politico non è chiaro, e sorprendentemente non è mai stato oggetto di analisi approfondite: di questo si occupa C. Bobonich, argomentando che esse servono soprattutto a stabilire leggi e abitudini per educare i non-filosofi (un'esigenza che non riguarda invece i filosofi, che sapendo cosa è bene agiscono di conseguenza). Il caso dei guardiani mostra però che il problema è più complicato quando si tratta di decisioni precise: non è infatti chiaro se essi abbiano davvero bisogno di conoscere le idee o non basti invece l'educazione che hanno ricevuto. Insomma: di certo politica e metafisica vanno tenute insieme (il riferimento polemico è a J. Annas), ma come di preciso questo avvenga è un problema che ancora deve essere chiarito. Della relazione tra conoscenza e politica si occupa anche C. Horn, in riferimento ad Aristotele. Nella Politica, e nel terzo libro in particolare, vengono applicati due principi apparentemente incompatibili: da un lato c'è il riconoscimento che le decisioni collettive producono giudizi politici migliori di quelli dei singoli individui, dall'altro l'idea, di chiara provenienza platonica, secondo cui il potere dovrebbe essere affidato a chi è più competente: obiettivo di Horn è mostrare che non c'è vera contraddizione perché le due tesi si applicano in contesti differenti, quando si discute di problemi specifici nel primo caso (all'interno di un ordine legale riconosciuto), e in situazioni eccezionali (al di fuori dell'ordine legale) nel secondo.

Uno dei saggi più stimolanti del volume è quello di D. Nikulin su Diogene di Sinope, un pensatore più sottile e problematico di quanto non appaia. In effetti, diversamente da quello che si continua a ripetere, la sua posizione non può essere ridotta nei termini (tutto sommato banali) di un ritorno alla natura tout court: Diogene operò pur sempre all'interno dei confini della città, riconoscendone dunque il ruolo e il valore. Il suo obiettivo è piuttosto quello di mettere in crisi la presunta divisione, all'interno della città, tra pubblico e privato. È un'intuizione molto interessante, che ci permette di meglio contestualizzare le sue idee: quello della divisione tra pubblico e privato (o meglio la critica di questa divisione) è un tema fondamentale della Repubblica platonica che troverà ulteriori approfondimenti nello stoicismo. Diogene è insomma meno eccentrico di quanto non si creda. I due saggi che seguono si concentrano sullo stoicismo. Nel primo G. Reydams-Schils indaga il tema dell'impegno politico prendendo come punti di riferimento Dione di Prusa e Marco Aurelio: riconoscendosi come un cittadino dell'universo lo stoico non può mai venire meno al suo senso di responsabilità verso gli altri. E lo deve fare anche quando non è certo dei risultati o quando può andare incontro al fallimento (curiosamente questo tema è particolarmente presente in Marco Aurelio, l'uomo più potente del suo tempo). Questo permette di delineare una sorta di eroismo quotidiano senza bisogno di dover cercare un tiranno per poter esercitare la propria virtù (come nel caso dei senatori romani impegnati contro l'imperatore: giustamente la Reydams-Schils invita a non esagerare l'influenza stoica in queste vicende). E. Spinelli affronta invece i problemi dello stoicismo a partire dalle critiche del pirroniano Sesto Empirico. Nello stoicismo conoscenza e azione dipendono strettamente l'una dall'altra: ma visto che non esistono azioni distintive del saggio stoico ne deriva che neppure le sue conoscenze sono adeguatamente fondate. Il fallimento del dogmatismo stoico apre così la possibilità per un'azione politica alternativa, quella dello scettico, fondata su criteri più deboli, quali ad esempio il rispetto delle tradizioni, delle convenzioni e delle leggi vigenti. Ma così non ne risulta un appiattimento eccessivo sulla realtà che rende impossibile ogni tentativo di modificarla? L'utopia, stoica o platonica che sia, rischia spesso di trasformarsi in una distopia, ma almeno può fornire un modello a partire dal quale valutare ed eventualmente correggere la società. Nel modello pur promettente di Sesto questo è ancora possibile? Il problema è del massimo interesse, ed è merito di Spinelli averlo presentato con chiarezza. D. O'Meara sottolinea infine la portata della riflessione politica in ambito neoplatonico, un tema che solo negli ultimi anni ha ricevuto l'attenzione che merita (proprio grazie agli studi di O'Meara). Contrariamente a quello che troppo spesso si ripete, i neoplatonici non furono pensatori completamente avulsi dalla realtà sociale, economica e politica del loro tempo. Certo, la filosofia, per loro come per quasi tutti i pensatori di età imperiale, è prima di tutto attività esegetica. Ma l'esegesi, partendo dal presupposto che nei testi di Platone si trova la verità, diventa uno strumento fondamentale per prendere posizione su problemi molto concreti quali la natura del nuovo impero cristiano, presentato come l'ennesima versione di quelle forme degenerate di governo che proprio Platone aveva analizzato nei suoi dialoghi. È un esempio specifico, ma estremamente interessante, che conferma in modo inequivocabile che la dimensione politica ha costituito un oggetto di riflessione costante per i filosofi antichi fino alla tarda antichità.

Corredato da un'indice tematico e dei passi, questo volume solleva una serie davvero importante di spunti, presentandosi come un punto di riferimento per chi intende occuparsi di questi problemi.

Mauro Bonazzi