Rezension über:

Han Baltussen: The Peripatetics. Aristotle's Heirs 322 BCE - 200 CE (= Ancient Philosophies), London / New York: Routledge 2016, XII + 177 S., ISBN 978-1-84465-576-2, GBP 26,99
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Rezension von:
Francesco Verde
Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Rom / Julius-Maximilians-Universität, Würzburg
Redaktionelle Betreuung:
Mischa Meier
Empfohlene Zitierweise:
Francesco Verde: Rezension von: Han Baltussen: The Peripatetics. Aristotle's Heirs 322 BCE - 200 CE, London / New York: Routledge 2016, in: sehepunkte 17 (2017), Nr. 9 [15.09.2017], URL: http://www.sehepunkte.de
/2017/09/29924.html


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Han Baltussen: The Peripatetics

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Negli ultimi due anni si è assistito a un rinnovato interesse per la tradizione peripatetica; Andrea Falcon ha curato il Brill's Companion to the Reception of Aristotle in Antiquity (2016) e ha pubblicato Aristotelismo (2017) che approfondisce le vicende della filosofia aristotelica dal periodo ellenistico alla tarda antichità. Ancora nel 2017 Enrico Berti, dopo aver concluso la nuova traduzione della Metafisica, corredata da un delizioso volumetto intitolato Tradurre la Metafisica di Aristotele, ha dato alle stampe Aristotelismo che ripercorre diacronicamente nella storia del pensiero i temi influenti della filosofia di Aristotele. Differentemente dall'Aristotelismo di Falcon il libro di Han Baltussen (B.) qui in oggetto decide di occuparsi di un'estensione temporale più limitata, studiando la filosofia dei Peripatetici da Teofrasto, primo scolarca del Liceo dopo la morte di Aristotele a Calcide (322 a.C.), fino all'esegeta di Aristotele per eccellenza, Alessandro di Afrodisia (ca. 200 d.C.).

Il testo di B. si struttura in 6 capitoli; nel primo sono analizzate le dottrine fisiche, nel secondo gli aspetti logici ed epistemologici, nel terzo l'etica e la politica, mentre gli ultimi due capitoli sono dedicati rispettivamente: all'analisi di alcuni case studies circa le non infrequenti tensioni dottrinarie interne al Peripato nei confronti di Aristotele e tra gli stessi Peripatetici; ai dibattiti esterni alla scuola e, più nello specifico, alle relazioni sovente polemiche tra il Peripato e le altre scuole filosofiche di età ellenistica, in particolare Epicureismo e Stoicismo. Il libro si chiude con un epilogo che fa il punto sui nodi salienti che hanno scandito la storia del Peripato e con due utili appendici: la prima (A) contiene un elenco cronologico dei filosofi peripatetici noti da Teofrasto ad Alessandro, mentre la seconda (B) include una lista delle nuove (rispetto alla Schule des Aristoteles di Fritz Wehrli) edizioni critiche, dei commentari e degli studi sui Peripatetici divisa tra il cospicuo numero di volumi su Teofrasto editi da Brill (a partire dal 1995) e la fondamentale collana dei RUSCH (che inizia nel 1983) direttamente collegata al Theophrastus Project istituito nel 1979 da William Fortenbaugh che tuttora prosegue le sue attività.

In questo sintetico libro B. non vuole (e non potrebbe) essere esaustivo circa le diverse posizioni dottrinarie dei (tanti) filosofi menzionati ma intende utilmente compendiare decenni di studi e fornire un quadro complessivo e unitario del Peripato ellenistico, il che risulta essere un'impresa non facile, dato lo stato quasi interamente frammentario delle fonti. B., tuttavia, non vuole fare solo questo ma è soprattutto interessato a trattare della questione dello statuto della scuola di Aristotele e dei suoi numerosi esponenti in età ellenistica fino ad Alessandro. Questo è un tema cogente per almeno due motivi: in primo luogo si crede generalmente che rispetto ad Aristotele e al suo corpus la scuola peripatetica in età ellenistica subì una sostanziale marginalità; il problema più spinoso riguarda, poi, la "fedeltà" o allegiance dei Peripatetici non tanto (e solo) tra di loro ma specialmente nei riguardi di Aristotele. Va da sé che la questione concerne più in generale lo statuto della "scuola filosofica" in età ellenistica. Non tutti i Peripatetici furono stricto sensu Aristotelici ma, anzi, molti di loro si occuparono di temi che non furono sempre al centro degli interessi di Aristotele; per questo motivo è più proficuo parlare di Peripatetici o, per alcuni, di filosofi di tendenza peripatetica o che ebbero ammirazione per Aristotele (Strabone, Nicola di Damasco). B. nei diversi capitoli del suo libro sottolinea giustamente un punto decisivo: la scuola filosofica antica è usualmente un luogo di aperta discussione, dove pareri anche profondamente contrastanti o solo divergenti da quelli del fondatore sono del tutto normali. Non sappiamo se fino alla fine dell'età ellenistica esistesse ancora una scuola peripatetica istituzionalizzata, ossia il Liceo fondato da Aristotele; è molto probabile, per esempio, che il Peripatetico Cratippo, stimatissimo da Cicerone, dirigesse una sorta di scuola privata che si richiamava alla filosofia aristotelica. Al di là di questo, tuttavia, non deve stupire, per esempio, che le dottrine etiche di Critolao inclinassero parzialmente verso lo Stoicismo, che Stratone di Lampsaco ammettesse l'esistenza del vuoto, che Clearco di Soli teorizzasse una psicologia caratterizzata da elementi platonici, che Cratippo sostenesse la divinazione, che Senarco di Seleucia eliminasse l'etere, che Boeto escludesse che la forma fosse sostanza (con tutte le conseguenze che da ciò derivano non solo in ambito logico-categoriale ma anche in quello psicologico) o, infine, che Teofrasto avvertisse come chiaramente problematico tanto lo statuto del nous di De anima III 5 quanto il rapporto tra il movimento dei cieli e il Primo motore immobile, gettando così le basi della "soluzione" proposta successivamente da Alessandro, basata sull'impiego della nozione di imitazione.

Prima dell'"edizione" delle opere di Aristotele da parte di Andronico di Rodi (I sec. a.C.), dunque prima della formazione di un canone testuale stabile a cui fare riferimento - che di fatto, insieme ad altre motivazioni, segnò la grande e duratura rinascita dell'interesse per le opere di Aristotele e diede avvio con Alessandro a un modo nuovo di fare concretamente filosofia: il commentario -, l'attività dei Peripatetici, per un verso, si concentrò sui testi dello Stagirita (ma non con quella peculiare sistematicità che sarà solo posteriore), per un altro, si occupò di discutere, approfondire, integrare e perfino riformulare alterandolo questo o quell'aspetto del sistema di Aristotele che, per quanto esteso e profondo, non era evidentemente sentito come davvero completo e onnicomprensivo. A volte era sufficiente anche un rapido accenno a un problema o una brevissima trattazione di una certa questione da parte di Aristotele per legittimarne l'interesse tra i Peripatetici. Su questa base si comprende perché, per esempio, Licone si interessò nel dettaglio del problema dell'educazione (come Ieronimo di Rodi) o Dicearco di musica, perché alcuni Peripatetici, come Aristone di Ceo o Satiro di Callati, si occuparono di scrivere biografie o altri si interessarono ai proverbi (Teofrasto, Clearco), alla dossografia (Teofrasto), alla paradossografia (si pensi al De Mirabilibus Auscultationibus), alla geografia (Agatarchide), alla botanica (Teofrasto, Fania di Ereso) o alla grammatica (Prassifane). Certamente, per usare una felice espressione di B., esisteva un «essential tool kit» (159) di dottrine di Aristotele che veniva grosso modo rispettato, tuttavia la riflessione critica dei Peripatetici poteva investire perfino questo kit e ciò avveniva senza cadere in contraddizione con l'etichetta di Peripatetikoi.

Per quanto riguarda, poi, la questione della marginalità del Peripato ellenistico, il punto è complesso ma è affrontato con lucidità da B. È innegabile che lo stato assai frammentario dei testi renda difficilissimo comprendere l'importanza degli eredi di Aristotele, ma è altrettanto innegabile che sul "palcoscenico" ellenistico a far da padrone siano principalmente l'Epicureismo, lo Stoicismo e l'Academia da Arcesilao ad Antioco (che, solo per inciso, tra i Peripatetici del suo "sistema allargato" di pensiero includeva solo Aristotele e Teofrasto). Questa situazione ha contribuito in parte a marginalizzare la filosofia peripatetica in età ellenistica prima del revival post-ellenistico da Andronico in avanti: nelle opere filosofiche di Cicerone, per esempio, il rilievo effettivamente dato a Platone e ad Aristotele è di gran lunga inferiore all'interesse per altri problemi filosofici (dall'epistemologia all'etica) sollevati dalle altre scuole ellenistiche. Malgrado ciò, come argomenta benissimo l'ultimo capitolo del libro, il Peripato è parte integrante del pensiero ellenistico: estrometterlo sarebbe un tremendo errore storico. B. mostra come i Peripatetici si siano confrontati con Epicurei e Stoici e come Epicurei e Stoici abbiano reagito non solo alle dottrine di Aristotele ma anche a quelle dei suoi eredi; ciò rende del tutto plausibile l'idea che il dibattito con il Peripato abbia contribuito all'evoluzione e all'eventuale modifica di alcune dottrine. Tenere presente, quindi, l'Aristotelismo ellenistico significa cogliere più precisamente snodi concettuali fondamentali di Epicureismo e Stoicismo (e non solo) a ulteriore prova del fatto che le filosofie ellenistiche rimasero in dialogo con Platone, Aristotele e le loro scuole.

Il libro di B. copre davvero un buco nero negli studi, essendo un notevole e utile contributo alla conoscenza sinottica di filosofi dotati di una propria autonomia teorica e all'esame di una parte decisiva della filosofia ellenistica spesso a torto nettamente ignorata.

Francesco Verde