Rezension über:

Bruno Jacobs (Hg.): "Parthische Kunst" - Kunst im Partherreich. Akten des Internationalen Kolloquiums in Basel, 9. Oktober 2010, Düsseldorf: Wellem Verlag 2014, 189 S., ISBN 978-3-941820-04-3, EUR 59,00
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Rezension von:
Leonardo Gregoratti
Department of Classics and Ancient History, University of Durham
Redaktionelle Betreuung:
Mischa Meier
Empfohlene Zitierweise:
Leonardo Gregoratti: Rezension von: Bruno Jacobs (Hg.): "Parthische Kunst" - Kunst im Partherreich. Akten des Internationalen Kolloquiums in Basel, 9. Oktober 2010, Düsseldorf: Wellem Verlag 2014, in: sehepunkte 16 (2016), Nr. 12 [15.12.2016], URL: http://www.sehepunkte.de
/2016/12/26300.html


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Bruno Jacobs (Hg.): "Parthische Kunst" - Kunst im Partherreich

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Il volume in questione trae origine da una serie di interventi presentati in occasione di un colloquio tenutosi nel 2010 presso l'università di Basel e organizzato dal Prof. Bruno Jacobs. Alcuni specialisti e studiosi dell'impero Partico si incontrarono per discutere dell'arte presso i Parti. La pubblicazione degli atti si presenta nella forma di questo agile volume nel quale quattro studiosi presentano le loro osservazioni sul tema. Benché limitata nel numero la serie di contributi è caratterizzata da una comune eccellente qualità, da una rilevante estensione, indice del fatto che argomenti vasti e complessi sono affrontati in modo puntuale ed esauriente, oltre che da un notevole apparato iconografico, necessario supporto all'esposizione.

La scelta di lasciare tra virgolette l'espressione "Parthische Kunst /Arte Partica" nel titolo del volumetto sembra indicativa dello stato di incertezza da cui una riflessione su un tale tema deve necessariamente partire ed entro cui deve muoversi. In aggiunta tale scelta sottolinea il fatto che malgrado gli eccellenti contributi ivi raccolti abbiano contribuito in modo significativo a delineare delle linee di lavoro e di ricerca, il dibattito è ancora più che mai aperto e molto resta da fare per chiarire i termini della questione.

L'introduzione dello Jacobs come del resto alcuni dei contributi ricordano le definizioni di "Arte Partica" fornite da precedenti studiosi. M.A. Colledge [1], solo per ricordare i più importanti, parlava di "arte Greca ed Asiatica e della strana progenie a cui dettero origine sotto la dominazione Partica". H.E. Mathiesen [2] preferiva una definizione geopolitica identificando l'arte Partica con l'arte creata entro i confini dell'impero Partico nel corso della sua storia e da tutti i suoi individui. Già il Rostovtzeff [3] aveva cercato di individuare quelle che secondo lui erano le caratteristiche peculiari dell'arte Partica, prima fra tutte la frontalità, un concetto che malgrado gli anni sembra essere rimasto fondamentale nel dibattito riguardante quali esempi artistici possono essere considerati arte Partica.

In contributo di Josef Wiesehöfer, Griechenfreunde - Griechenfeinde: Zur Verhältnis der Arsakiden zu ihren griechischen Untertanen, allarga il campo di indagine, fornendo una importante contestualizzazione per ogni ricerca sulla "cultura partica" o sulla cultura nell'impero Partico, in particolare sulla sua dipendenza o presunta dipendenza da quella greca. Lo studioso ricorda le difficoltà connesse con la situazione delle fonti, con la scarsità o la limitatezza nello spazio e nel tempo di elementi artistici ascrivibili alla corte Partica, ovverosia al centro dell'impero, o con idee preconcette quali il presunto "nomadismo" degli Arsacidi. Egli propone una visione composita della cultura e dell'arte del regno Arsacide, nel contesto della quale in aree quali la Mesopotamia o il Nord-est dell'Iran una cultura locale più antica già da tempo dialogava con la cultura greca prima dell'avvento dei Parti.

Il dialogo e la compenetrazione di elementi culturali non cessarono ovviamente con i nuovi venuti, i quali benché politicamente avversari dei Seleucidi si dimostrarono estremamente ricettivi in fatto di cultura greca sino a che con Vologese I nella metà del primo secolo d.C., cominciarono ad emergere (o riemergere) decisivi tratti di una cultura di tipo Iranico strettamente connessa con il governo e l'azione politica Arsacide.

Il contributo di Antonio Invernizzi, Tradizioni architettoniche nella Partia arsacide, si riferisce ad una serie di risultati acquisiti dalla missione archeologica dell'università di Torino, operante da molti anni nel sito di Nisa, la prima e la meglio conosciuta capitale Arsacide. L'attenzione dello studioso si focalizza in particolare sulle strutture di alcuni specifici edifici. Secondo l'Invernizzi la cosiddetta Casa Quadrata troverebbe interessanti parallelismi in epoche sia precedenti che successive dell'Asia centrale. Per quanto riguarda la Sala Rotonda, l'autore, contro l'opinione corrente, ipotizza una copertura a cupola portando esempi coevi dalla Margiana. Per quanto riguarda l'architettura quindi stando all'idea dell'autore, i costruttori di Nisa Partica sembrano guardare, contrariamente a quanto comunemente ipotizzato, più alla tradizione dell'Asia centrale che a quella ellenistica.

Bruno Jacobs, Repräsentative Bildkunst im Partherreich, discute l'importanza del costume e dell'acconciatura dei personaggi ritratti al fine di definire l'"Arte Partica" [4]. L'autore analizza esempi artistici che presentano caratteristiche simili dal regno Kushan, da Palmyra, Hatra, Commagene, Elimaide e Susa. Secondo l'autore l'elemento caratterizzante più distintivo nelle diverse espressioni artistiche, cioè i pantaloni non possono essere ritenuti un elemento originale dell'arte e della cultura Partica, in quanto attestati in precedenza e diffusi molto al di là della sfera Arsacide. Secondo lui questi presunti elementi unificatori rischiano di spostare l'attenzione sulla ricerca di una forse illusoria Arte Partica, quando in realtà sarebbe meglio parlare e analizzare l'arte delle singole e diverse élites locali interne all'impero.

Un altro e forse ben più radicato criterio nell'identificazione dell'"Arte Partica", la frontalità, è analizzato e discusso da Stefan Hauser, "Parthian Art" or "Arts in the Arsacid Empire": Hatra and Palmyra as nodal points for cultural interaction. L'autore discute l'idea espressa già da Rostovtzeff sulla frontalità nell'arte Partica analizzando le rappresentazioni di personaggi divini, umani ed antropomorfi nelle raffigurazioni scultoree sia ad Hatra che a Palmira. La frontalità resta un elemento importante, ma caratterizzato da una estrema varietà di motivazioni connesse con la natura e il contesto artistico e sociale della produzione e del soggetto rappresentato. La frontalità costituisce solo uno dei linguaggi espressivi ed è il risultato di influenze artistiche sia classiche che orientali. Pertanto secondo Hauser non può in alcun modo essere indizio di un'arte partica.

Come è normale considerando l'argomento trattato il volume ponendo delle ficcanti domande e presentando legittimi dubbi, lascia molte più questioni irrisolte rispetto a quante sia in grado di dare effettivamente una risposta. Il potenziale "distruttivo" del volume, efficace nel demolire alcune consolidate prese di posizione o mettere in dubbio troppo ferree convinzioni è evidente, meno forse il contributo propositivo: la ricerca sull'arte Partica nel caso si accetti la sua esistenza, ha ancora una lunga strada da percorrere davanti a sé, un percorso che forse non può restare disgiunto da una visione e da un dibattito più generale sulla cultura nello stato Arsacide oltre che dai cambiamenti in atto nell'interpretazione del ruolo politico di tale impero.


Note:

[1] M.A.R. Colledge: Parthian Art, Ithaca, N.Y. 1977.

[2] H.E. Mathiesen: Sculpture in the Parthian Empire: A Study in Chronology Aahrus 1992.

[3] M. Rostovtzeff: Dura and the Problem of Parthian Art, Yale Classical Studies, V, 155-304.

[4] V.S. Curtis: The Parthian Costume and Headdress, in: Josef Wiesehöfer (ed.): Das Partherreich und seine Zeugnisse - The Arsacid Empire : Sources and Documentation. Beiträge des Internationalen Colloquiums, Eutin (27.-30. Juni 1996), Stuttgart 1998, 61-73.

Leonardo Gregoratti